In questi giorni sono usciti moltissimi articoli a partire dai dati aggiornati sull'immigrazione. Naturalmente, oltre a leggere le notizie riportate dai giornali ho letto e sto leggendo i rapporti dai quali sono tratte.
Dunque.
Non salvo praticamente nessuna testata per la mancanza di attenzione linguistica. I termini utilizzati nei titoli oscillavano fra "invasione", "boom", e altre parole più o meno sofisticate ma che non riescono a celare il senso (e il pericolo) dei loro significati connotati.
Sì, gli immigrati (regolari) sono circa 3.700.000 ( i dati variano sulla base delle stime, che includono, a seconda delle fonti, i minorenni, quelli in attessa del permesso ecc....). Sì, per la prima volta il numero delle donne è pari (e secondo alcuni leggermente superiore) a quello degli uomini, naturalmente a causa delle richieste ottenute di ricongiungimento familiare. E sì, l'aumento annuale si aggira attorno al 10%.
I dati più significativi però secondo me non sono questi.
Se si leggono davvero i rapporti, si ha la possibilità di riflettere su dati meno significativi in termini assoluti, ma più indicativi per la comprensione del fenomeno, della sua natura e del suo possibile futuro.
Secondo me le considerazioni più interessanti sono queste
- le donne: quasi impercettibile a livello assoluto (intorno al 2%), è però in crescita il numero delle donne che sceglie di partire autonomamente, per propria decisione, e non per raggiungere il marito (nè per anticiparlo)
- l'aumento delle richieste di soggiorno per motivi di studio (anche questo, basso in termini assoluti ma significativo per il suo andamento nel corso degli anni monitorati)
- l'eterogeneità del fenomeno: due terzi della presenza regolare proviene da 15 differenti Paesi. Questo fenomeno distinge l'Italia rispetto ad altri Paesi europei (per esempio l'Inghilterra e la Germania), ed è dovuto all'assenza di legami culturali e linguistici forti con altri paesi (come può essere per esempio il Marocco per la Francia). L'eterogeneità della provenienza potrebbe avere due conseguenze significative: la riduzione del rischio-a lungo termine- della formazione di comunità culturali chiuse e quindi di ghetti (riduzione, non eliminazione), e la stabilità in prospettiva del fenomeno migratorio. E' meno probabile, in altre parole, che gli immigrati di seconda generazione che vivono in Italia decidano di tornare nel paese di orgine, e questo potrebbe essere un aspetto positivo per il futuro per quanto riguarda il delicato processi di integrazione culturale.
- la distribuzione geografica. Escludendo il Lazio (dove gli immigrati si concentrano prevalentemente a Roma) nelle altre regioni la presenza straniera è molto distribuita fra le città e i piccoli comuni. Anche questa caratteristica (distintiva dell'Italia) può essere un elemento decisivo per l'integrazione.
- la necessità dell'immigrazione. Non solo, come è stato riportato, per l'economia del paese, ma anche e soprattutto per aspetti di tipo demografico (uno su tutti, l'indice di sostituzione)
- metodologicamente, l'agiornamento dei dati del Ministero e la collaborazione degli istituti sta portando a una forma di rilevazione del fenomeno sempre più precisa.
Queste sono solo alcune delle innumerevoli considerazioni che ho tratto leggendo il Rapporto Caritas Migrantes 2007, dal rapporto Istat 2006, da un articolo di Bonifazi, dai dati pubblicati dalla CISL, e dall'indagine dell'osservatorio Regionale per l'integrazione e la multietnicità (il rapporto ISMU ancora non l'ho letto).
I dati sul numero degli immigrati non sono i più interessanti, credetemi, e vanno letti e interpretati.
Nessuno ci sta invadendo.
1 novembre 2007
I dati parlano, se li sappiamo ascoltare
Pubblicato da valentina orsucci a 17.56
Etichette: dati, immigrazione, rapporto Caritas Migrantes, rapporto immigrazione 2006
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8 pensieri:
I giornalisti, haimè, vanno sempre a caccia di dati da sparare in prima pagina. Giorni fa sono andato ad una conferenza per la presentazione di un progetto sostenuto da Articolo21, per creare in RAI un laboratorio per i documentari sociali. Ho avuto la fortuna, eravamo pochissimi, di ascoltare Sergio Zavoli, decano del giornalismo d'inchiesta. Lamentava che oggi i capi redattori dicono ai giornalisti di fare i pezzi in fretta e sintetici, di predilire le cifre e domande stupide, tipo (in presenza di un fatto di cronaca) "cosa ha provato in quel momento?" e magari quello ha assistito a un omicidio... Tornando ai numeri, i sociologhi li interpretano, i redattori li sparano nei titoli. Solo in Italia facciamo titoli che spesso non hanno nulla a che fare con il contenuto del testo. E' il giornalismo moderno che tritura tutto, che va appresso alla TV, medium coprofago per eccellenza (questo lo dico io però), perchè si nutre di informazioni già digerite che al massimo durano il tempo di un TG. Mi chiedo quanti siamo a leggere oltre i titoli delle prime pagine, o meglio, a leggere i rapporti. I giornalisti per fare in fratta prendono i dati dalle sintesi. Poi magari qualche editoriale interessante nei giorni successivi si pubblica, ma la notizia ormai è vecchia. Che ne dici Vale?
Io credo che ci sia una precisa volontà dietro alle campagne di stampa e non solo fretta o superficialità.
Adesso è il momento dell'"invasione straniera" del "pericolo immigrato".
Fermo restando che lo Stato deve fare quanto necessario per garantire la sicurezza dei cittadini e che coloro che delinquono (italiani o stranieri che siano) devono essere perseguiti, grazie a questa "corretta" informazione che ogni giorno ci propinano e senza una politica organica e complessiva del problema, di episodio in episodio, di provvedimento in provvedimento rischiamo di trovarci a vivere in uno stato di polizia
In genero non lo faccio, ma sull'argomento emergenza immigrati ho scritto un post a cui tengo...
Saluti a tutti, Duccio
Si ha sempre paura di chi non si conosce...
Il problema e' che tanti italiani non hanno voglia di lavorare e lo stato e' il primo lazzarone.
Sono tutti benvenuti nella terra del pressapochismo , del tengo famiglia e del tanto paga pantalone.
Gli italiani danno il meglio all'estero.Benvenuta sarebbe una invasione di tedeschi o giapponesi .Basta con sta storia che abbiamo l'arte ( CHE POI CROLLA TUTTO ) questo nostro povero bellissimo paese ha bisogno di crescere , altro che siamo vecchi !
supersaggioincredibile
@supersaggio incredibile: nel suo ribaltare i luoghi comuni attraverso altri luoghi comuni trovo il tuo commento semplicemente commovente :)
supersaggioincredibile dice:
sapevate che a Bucarest Giuletta fu rapinata da ROMeo ?
Si i dati per a volte sono come delle sirene ti portano verso gli scogli ....
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