Ancora una volta prendo spunto da Giovanni, che commenta l'islamizzazione di Heidi (le hanno coperto le vergogne, direbbe mia nonna), descrivendola come
"una forma di colonnizzazione dell’immaginario attraverso le immagini che annulla le differenze di punti di vista. Un modo di pedagogizzare attraverso l’intrattenimento lavorando sulle matrici simboliche dell’immaginario, attraverso una modalità propria della comunicazione guerriglia, del tipo: camoufflage".
E subito mi sono venute in mente anche Razanne e le altre Barbie col velo (che Roberta ha studiato in un bel libro)
Trovo che la relazione fra oggetti, rappresentazioni mediali e immaginario sia un tema su cui non si dica ancora abbastanza.
E' chiaro che questi esempi non possono che portarmi a criticare la sterile rivisitazione dei modelli. Quello che dico quindi parte da qui, ma non riguarda questo.
Credo che l'esportazione di oggetti, immagini e rappresentazioni non possa essere letta come semplice circolazione. Nessuno, credo, ha difficoltà nel riconoscere il potere dei media nella costruzione del nostro immaginario relativo allo straniero o alla cultura islamica (termine inappropriato ma efficace).
Proviamo a ribaltare lo sguardo, e a pensare all'effetto dell'invasione delle rappresentazioni della cultura occidentale (termine inesatto, ma par condicio) nel mondo arabo-islamico. Ho detto invasione, non a caso. Perchè quando circolano i contenuti, le immagini e le rappresentazioni ma non circolano i contesti e le culture, l'effetto è quello dell'invasione. E le risposte, anche: paura, senso di minaccia, incomprensione, difesa (fondamentalismi?).
Perchè qualunque elemento esterno o ignoto viene percepito, interpretato e giudicato una volta inserito all'interno del proprio contesto: ognuno parla la lingua che conosce.
Tramite la ricerca che ho fatto per la tesi ho avuto modo di guardarmi dal fuori, in un certo senso. Per scoprire grandi equivoci, risultati di traduzione culturale (un errore di per sè) e semplificazioni. Processi errati, ma potentissimi.
Il processo è inevitabile e inarrestabile, non ho soluzioni, intendiamoci.
Ma non sottovalutiamo le conseguenze di comportamenti normali e quotidiani, come accendere la tv a Fes per guardare i Simpson.
22 novembre 2007
Rappresentazioni di culture
Pubblicato da valentina orsucci a 15.07
Etichette: culura, immagini, immigrazione, media
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
10 pensieri:
Scusa il fuori tema, si direi che quel programma vada bene o anche Spad-t.
Sono significativi in tal senso grafico e sono riscontrabili in una ricerca statistica.
Quella schifosa di Heidi ( che adesso ha 67 anni e vive ad Amsterdam ) ha fatto per anni sesso non protetto e adesso la chiamano Heidi-esse.
Mc Donald
Ma è davvero inarrestabile questo processo?
Cominciamo dagli attori, Vale. Quali sono gli attori che, almeno in parte, possono influire su questo processo di "omologazione negativa"?
Ma è davvero inarrestabile questo processo?
Cominciamo dagli attori, Vale. Quali sono gli attori che, almeno in parte, possono influire su questo processo di "omologazione negativa"?
@miglia: e come si fa? si può fermare la globalizzazione?
il problema sono proprio gli attori coinvolti.
Bisogna anche tenere conto della qualità meta-territoriale dell'immaginario. Che forse spiega, senza risolverli, i problemi che avete evidenziato nel post e nei commenti.
Meta-territoriale vuole dire che rappresentazioni, oggetti, ecc. si sganciano dai contesti originari per rilocalizzarsi altrove. E quindi cambiano di segno, per così dire. E ovviamente i resposabili di questo processo sono i media.
@laura: grazie, è esattamente il cambiare di segno quello a cui volevo riferirmi. il tuo commento coglie le intenzioni del mio post e le dice meglio :)
si parla di immaginario meta-territoriale, ma forse sarebbe più preciso parlare di immaginario mediale, che è appunto disancorato dal territorio (o meglio, da un contesto di senso).
la storia di Heidi, come quella di Razanne o Fulla, a me parlano in realtà d'altro: ossia di tentativi estremi di far contare la differenza culturale (nella fattispecie islamica, per quanto si possa generalizzare così brutalmente) utilizzando gli strumenti meno adatti: le merci, gli elementi ormai globali dell'immaginario mediale (quali Heidi, appunto, vero mito globale). L'esempio di Heidi e Razanne ci dicono inoltre come queste rivendicazioni di identità culturali (nella fattispecie islamiche, ma non isolate) ingabbiano innanzitutto le donne, allo scopo di legittimare strutture di potere che usano strumentalmente la stessa religione.
dimenticavo: l'associazione tra heidi e barbie islamiche è venuta subito anche a me, come hai visto :-)
su omologazione e bambole e' molto interessante anche il testo "il successo delle barbie islamiche" di prospettiva editrice che sto leggendo per la mia tesi
Posta un commento