31 agosto 2007

Persone

Riporto questo stralcio di intervista che ho fatto per la mia tesi, così, solo per dare qualche "volto" alle immagini a cui siamo ormai abituati a vedere.

Mi ha raccontato Mohammed, marocchino di 32 anni riguardo al suo arrivo in Italia:

"Sono partito in pullman, poi a piedi attraverso la Tunisia e l'Algeria, poi mi sono imbarcato. Il viaggio è durato 2 noti e 3 giorni, in cui non ti danno niente da mangiare e bere, solo latte.
Mi sono seduto vicino ai motori, perchè c'era tanto rumore, un rumore fortissimo, così potevo stare solo e non parlare con nessuno. Non volevo parlare perchè quelllo era un momento per me, volevo stare concentrato.
Io sapevo benissimo che in quel momento avevo tre possibilità: essere arrestato, morire durante il viaggio, o arrivare in europa, non c’erano altre possibilità, non si scappa. Allora ti guardi in faccia l’un l’altro, e avevo la sensazione che tutti guardandosi pensavano a questo, e a quello che sarebbe successo a quello che stavi guardando. Ci guardavamo, in silenzio.

Quando siamo arrivati a Lampedusa non si vedeva niente. Ho attraversato i campi con i cani che ci correvano dietro, ma si vedeva poco, erano le 4 del mattino.
Stavamo nascosti dietro le siepi aspettando i carabinieri, avevamo bisogno di loro perché quando arrivi devi farti arrestare per farti fare il folgio di via ecc… .
C’era un maresciallo, me lo ricordo benissimo, che ci ha messo tutti in fila, e ci ha fatto correre in cerchio un be po’.
Poi dopo ci favevano fare tipo delle simulazioni di fare a pugni. Ci mettevano tutti lì, per vedere come reagivi alle botte. Noi eravamo le scimmie arrivate dall’africa per farli divertire.
Ci prendevano in giro, ci guardavano e ridacchiavano fra di loro. Io poi capivo bene quello che dicevano, perché comunque conoscevo francese e spagnolo, però facevo finta di non capire, era meglio così. Uno allora mi ha picchiato, ma io ho reagito, perchè sapevo fare arti marziali, e perché non era giusto essere trattati così. Allora mi hanno messo da parte e mi hanno interrogato, interrogato, si fa per dire.... Poi ricordo l'arrivo a Milano qualche mese dopo, e il freddo, perchè era una sensazione fisica che io non avevo mai provato prima.

Però oramai questo fa parte del passato. L'Italia, e gli italiani, per fortuna non sono questo"

30 agosto 2007

Brain frame

Matilde, 2 anni, mi chiedeva "musica!"

Certo, faccio io, andando alla ricerca di qualche cd che potesse andare bene per lei.

Se non che, si presenta nello stanza, con il mouse in mano e la manina tesa. Mi porta in studio, appoggia il mouse, guarda il monitor e mi dice: "qui musica".

Non sapevo se ridere o piangere.....

Lavare i lavavetri

Dopo questa,(commentata fra l'altro qui) potremmo anche arrestare le prostitute, dai dai.....

I lavavetri infastidiscono, può essere.
Però per carità, non prendeteci in giro....

29 agosto 2007

Dottor Mike

Oh no, un'altra.....

Scopro con ritardo, la Iulm mette a segno un'altra laurea honoris causa, a Mike Bongiorno.

Un minimo più sensata delle altre già elargite in passato, forse, però il senso e le intenzioni di queste operazioni mi lasciano perplessa.

Anzi no, senza dubbio infastidita.

28 agosto 2007

2 pesi 2 misure

Non capisco fino in fondo come mai spesso il confronto fra religione cattolica e musulmana sia fatto contrapponendo le parole del Corano a comportamenti e abitudini moderni occidentali.

Purtroppo l'idea mi è venuta da un idiota (che qui decontestualizzo).
Se confrontassimo i Libri Sacri, bhè, non è che il Vangelo ne esca immacolato.

Riguardo alle donne:
"alla stessa maniera facciano le donne, con abiti decenti, adornandosi di pudore e riservatezza (....). La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, nè di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia tranquillo. Perchè prima è stato formato Adamo, poi Eva" (San Paolo, Prima lettera a Timoteo)

Una religione non si critica prendendo pezzi di Libri Sacri, sempre densi di cose cattive e sciocche, mai.
Se proprio non ne possiamo fare a meno, almeno confrontiamo comportamenti e comportamenti, libri Sacri con Libri Sacri.

27 agosto 2007

Cultura digitale?

Certo, in ciò che si legge ognuno trova ciò che cerca.

Da un po' penso che si possa interpretare la rete come cultura (perchè fatta di persone, strumenti, linguaggi, riti, simboli, sistemi di pensiero ecc..) e leggendo - per altri motivi - il bel libro di Ida Castiglioni, ho trovato questo modello che mi ha fatto riflettere.

Si trattaModello dinamico di sensibilità interculturale (MDSI) di Bennet, che descrive la sensibilità interculturale in termini di fasi evolutive.

In sintesi, queste:

1. negazione
2. difesa
3. minimizzazione
4. accettazione
5. adattamento
6. integrazione

Secondo me questo modello, fortmente culturalista, potrebbe essere applicato anche alla relazione esistente fra mondo on line e mondo off line, spesso ancora così separati e a volte distanti.

Non so, è solo un'idea.

La rabbia e l'orgoglio (la mia)

Oramai è datato pure l'argomento, lo so. I libri della Fallaci sono stati ampiamente criticati, (qui, per esempio).

Io però l'ho letta solo ora, e speravo davvero di non dover trovare cose come queste

"Vogliamo farlo questo discorso su ciò che tu chiami Contrasto (e io chiamo Conflitto) tra le due Culture? Bè, se vuoi proprio saperlo, a me dà fastidio perfino parlare di due culture: metterle sullo stesso piano come se fossero due realtà parallele, di uguale peso e di uguale misura" (p 85)

Non che uno non possa scrivere ciò che pensa, ma uno non può aprofittare della propria posizione. Più che negli argomenti e nei contenuti, il libro della Fallaci è meschino nella forma. Nel far scivolare con leggerezza, fino a farle sovrapporre perfettamente, il fondamentalismo con l'Islam, l'ijab con il burka, l'Afganistan con il Marocco.
Nell'evitare di parlare dei musulmani, preferendo ad esso il termine molto più sottile e ironico "figli di Allah", o il più sempliciotto "barbuti".

In perfetta "biscardizzazione dell'Islam", come la chiama Lakous in un articolo su reset

Nessun problema, se non che la Fallaci parla di numeri (decine di milioni di fondamentalisti) senza accenare a fonti, dati nè nulla. Se non che abbia venduto milioni di copie, e che sia letto molto di più di quanto lo siano le sue critiche. Se non che si proponga come il libro che offre La verità.

Questo libro è meschino e pericoloso.
E va assolutamente letto.
Secondo me.

25 agosto 2007

Intermezzi

Aereoporto di Madrid: efficiente, rapido, pulito, veloce, tecnologico, indolore....o quasi.

Non-luogo puro, rifacendomi ad Auge'.

Dopo tanti giorni di sapori, odori, confusione, rumori, l'impatto e' forte e la nostalgia gia' amara.

Le donne velate qui paiono gia' strane, la birra normale, l'indifferenza la regola. Il Marocco, soprattutto il suo sud, mi ha regalato tanto.

18 agosto 2007

Tappe 2

Lasciata Marrakech, ora siamo a sud e domani andiamo nel deserto.
Fa caldo, si, ma il marocco ti fa sopportare tutto dandoti in cambio molto di piu.

Sempre per la mamma, fammi sapere come sta fabio per favore; nei prossimi giorni non prendera il telefono, di cui tra l*altro e finito il credito, quindi se volessi caricarlo.......

09 agosto 2007

Tappe

Ho sempre trovato noiosi i diari di viaggio, quindi mi limito a dire che per il momento il Marocco e davvero un incanto, pieno di contrasti ma non di contraddizioni.
(è solo un po difficile usare la tastiera araba......)

Comunicazione privata; mamma, domani andiamo a fes, tutto a posto, stai tranquilla, non ci sono problemi di nessun tipo. è un po difficile usare il telefono, commenta qui cosi capisco che leggi e che state tutti bene, bimbi compresi (basta cliccare su commenti)

04 agosto 2007

Road to Morocco

“Ogni individuo la prima volta che visita un paese straniero, di cui non conosce né la popolazione né la lingua, fa l’esperienza dell’infanzia” (Firetson, 1971)

Con questo spirito, e con lo zaino in spalla, parto per un mesetto di marocco.

03 agosto 2007

pezzetti di vita e lavoro

Una domenica di gennaio, insolitamente calda, passo a prendere sotto casa Nadia, una donna marocchina di 30 anni.
Non vorrebbe che i bambini stranieri nati in Italia, come i suoi 3 figli, dimenticassero del tutto la propria lingua di origine, perché, si sa, le occasioni per parlare arabo sono sempre poche al di fuori della famiglia. Così, ha pensato di organizzare un corso di lingua araba per i figli delle sue amiche marocchine, nati in Italia. Ha bisogno di un’aula per poter far lezioni, e su suggerimento di molti decide di recarsi dal prete del paese più vicino, nella speranza che le renda disponibile un piccolo spazio all’interno del suo oratorio.
Non si sente di entrare in Chiesa, perché il modo in cui vive e interpreta la sua religione non glielo consentono, e perché non è sicura di saper reggere gli sguardi stupiti e increduli che certamente accompagnerebbero il suo ingresso in questo luogo in cui si prega il suo stesso Dio, ma in modo un po’ diverso.
Così, mi offro di accompagnarla e di entrare in Chiesa al suo posto.
Ho conosciuto Nadia per caso, e, nonostante ci sia stata un’intesa immediata, ancora non so esattamente come sia questa donna, cosa pensi, come si comporti. Chissà, mi chiedo, cosa posso dire e cosa no, chissà se posso fumare una sigaretta in sua presenza oppure no, chissà se giudicherà la mia maglietta eccessivamente scollata o se riuscirò a tacere il mio disappunto per il divieto di lavorare impostole dal marito, chissà se…
Quando scende, con un vassoio di dolci marocchini preparati da lei da portare al prete (e naturalmente con una piccola confezione a parte di dolci tutti per me), si volta a guardare il marito che la saluta dal balcone tenendo in braccio la bimba più piccola e che, girandosi verso di me, si pone la mano sul cuore, chinando leggermente il capo.
Sale in macchina, e iniziamo a chiacchierare. E tutto sembra così strano, così profondamente diverso da come mi ero immaginata un viaggio in macchina con una donna araba.
Indossa un hijab marrone scuro, un colore molto caldo e intenso che ben si abbina a quello del suo viso, e un lungo abito dello stesso colore, che sfuma lentamente in una tonalità turchese molto brillante. Il tessuto è certamente pregiato, seta forse. Gli occhi neri, leggermente truccati, catalizzano la mia attenzione. È difficile non guardare una donna così bella, da un’immagine così misteriosa dietro alla quale si nasconde invece una persona, scopro durante il tragitto, incredibilmente solare e allegra.
Poi mi guardo, con i miei soliti vestiti sportivi e abbinati con scarsissimo gusto estetico. Non truccata, ovvio, per mancanza di tempo…..no, no, di voglia.
“Che bel velo” mi trovo a dire. Lei mi sorride, e mi racconta che è nuovo, un regalo del marito per il loro anniversario, gliel’ha dato proprio la sera precedente. Me ne mostra un altro molto variopinto, e mi rivela di aver perso almeno mezz’ora quella mattina nell’indecisione sul’hijab da indossare, passata davanti allo specchio continuando ad alternare i due diversi accessori. Ha poi optato per il colore più scuro, visto il genere di visita che andavamo a fare. Comunque, ha portato con sé anche l’altro, da sottoporre al mio consiglio. Concordo sul marrone, non perché stiamo andando da un prete, ma perché è davvero bello.
Durante il viaggio non abbiamo parlato di qualcosa in particolare. Abbiamo solo passato il tempo chiacchierando, mostrandoci i relativi capricci estetici, raccontandoci delle nostre famiglie, di una ricetta gustosa, di quel posto dove svendono vestiti meravigliosi, un affare, vacci mi raccomando.
Due donne. Nemmeno molto diverse in fin dei conti, ma non è nemmeno questo il punto. Due donne, prima di tutto.

In questa giornata, in cui non è accaduto esattamente niente, ho deciso quale sarebbe stata la mia tesi di dottorato.
Nel giorno in cui ho pensato a Nadia e a quello che avrebbe potuto significare non entrare in Chiesa, scoprendo invece che non era un grande problema, non per lei
In cui sono andata a prendere una donna a casa di una famiglia che le vietava di lavorare, scoprendomi invece commossa da quel saluto, da quel marito così profondamente innamorato.
In cui mi preparavo mentalmente a gestire una complicata e ideologica conversazione, che si è concentrata poi sui capricci femminili, e su quei meravigliosi dolcetti che non proverò nemmeno mai a fare in casa mia.
In cui ho capito che, facendomi prendere davvero da questo favoloso gioco della convivenza, si possono fare degli incontri che ti cambiano, perché non sono incontri di culture, religioni, società, ma perché sono incontri di persone che si riconoscono affini, se lo sono.

Università e meritocrazia?

Pare che dal 2008 le Università saranno valutate sulla base dei risultati raggiunti nella didattica e nella ricerca, e dei conti a bilancio (secondo il Patto per l'efficienza e la meritocrazia proposto fal governo).
Valutate, quindi, signfica premiate o sanzionate.
Che c'è di strano? Lo strano è che non sia già la realtà; lo stranissimo è che molto probabilmente si troverà un modo perchè non diventi la realtà.
Non voglio essere pessimista, lo scopo del Patto è così lapalissiano che è difficile non concordare.
Ma i risultati raggiunti nella didattica rappresentano sempre un dato molto difficile da valutare (media dei voti? laureati in corso? grado di soddisfazione degli studenti?), e il rischio è che si cerchi di fare contenti gli studenti, non per offrire loro un servizio e una buona formazione (che per inciso dovrebbe essere lo scopo dell'Università), ma per "guadagnare più punti ai sondaggi".
La valutazione dell'attività di ricerca, se fossimo tutti un po' più onesti, potrebbe certamente essere più obiettiva (sì sì, salvo poi eventuali furti o scritture su commissione....)

L'assurdo, è che le Università potranno aumentare le tasse agli studenti.
Su questo non riesco proprio a essere ottimista.

Pedaggio

Mi è stato detto che leggere i blog degli altri senza averne uno, è un po' come fermarsi a gustare uno spettacolo di un'artista di strada o farsi accompagnare dalla musica in metropolitana senza lasciare nemmeno una moneta.

Quindi, un blog per smettere di ricevere senza provare a dare nulla.