21 ottobre 2008

I giorni dei morti viventi

Studenti e docenti universitari protestano per la riforma Gelmini, in modi peraltro intelligenti.

Perfettissimo.
Mi chiedo, però, da dove esca tanto amore per l'Università, visto che non ho mai sentito protestare  per il vergognoso modo in cui l'Università funziona
Parlo per il mio campo, ma temo che sia così anche per gli altri ambiti disciplinari: concorsi assolutamente sempre finti (e costosi), assegnazione dei fondi basata sul potere interno o su logiche notiziabili, sbilanciamento totale nella distribuzione delle risorse, docenti che si appropriano del lavoro dei giovani (rubando la firma e quindi la proprietà), telefoni bollenti nel periodo della votazione delle commissioni.
Eccetera, eccetera, eccetera. 
E di tutto ciò chiunque lavori anche di striscio in Università ne è vittima o carnefice. Di sicuro non all'oscuro.
Ecco, per questo andrei in piazza. 
Perchè ad oggi, una riforma universitaria può essere una ciliegina piuttosto che un'uvetta marcia. Ma sempre sulla stessa torta di merda.





12 pensieri:

confini ha detto...

già, chi è dentro non può protestare, può solo lasciare qualche traccia del proprio dissenso qua e là, ma tanto è inutile. chi è fuori non può nemmeno immaginare.

L'università è un classico sistema che è stato capace di mettere a punto, in maniera raffinatissima e assolutamente potente, non solo i meccanismi per la propria riproduzione, ma anche gli strumenti per garantire che nulla, nel tempo, possa cambiare.
Inutile illudersi di poter ribaltare le cose dall'interno: è incompatibile con le logiche della cooptazione che vede aspiranti ricercatori impegnati nella riproduzione del sistema baronale ancor prima di entravi...

una domanda sorge spontanea: i cervelli brillanti, in questa melma, quanto possono resistere?

ben vengano, comunque, le forme di protesta, se non altro mettono in moto qualche pensiero... si spera.

seneca52 ha detto...

sai una cosa? Lo dico sottovoce , ma mi sa che è il timore che si possa rompere l'equilibrio a muovere i docenti, gli studenti diversamente non hanno nulla da difendere ma forse dovrebbero condurre una diversa battaglia.

BC. Bruno Carioli ha detto...

Certo che la scuola così com'è non va bene, ma le misure della Gelmini la peggiorano e basta.

claudioguidi ha detto...

Se mi si chiede se sono contro i tagli rispondo che ovviamente sono contro i tagli all'Università ma se mi si chiede se ho voglia, da precario, di scendere in piazza per difendere questa università, beh, allora dico no. In piazza per difendere questo sistema non ci vado.

Quando l'Università troverà finalmente il coraggio di ridare dignità a tutti i precari che fanno sì che essa possa essere ancora considerata un'istituzione, allora potrò con dignità e caparbietà a difendere l'Università contro i tagli. Ma ora, protestare ora significherebbe solamente dire: "Dateci un altro po' di briciole per tirare a campare un anno in più!".

Di una cosa sono sempre stupito: i tagli partono sempre dal basso e mai dall'alto. Come mai?

Franca ha detto...

Hai perfettamente ragione: ci sarebbe stato da protestare anche prima, ma se oggi l'università va male, con questa riforma domani sarà ancora peggio...

valentina orsucci ha detto...

@franca: io non penso che andrà peggio. Andrà praticamente come prima, con qualche soldo in meno. Forse non trovo nemmeno sbagliato l'andare verso la ricerca di finanziamenti privati. Non come principio ovviamente. MA almeno un privato forse non pagherà centinaia di migliaia di euro una ricerca (non sono cifre a caso) che magari nemmeno viene svolta, mentre i professoroni prendono soldi. I docenti che sanno fare ricerca e lavorano (molti invece non si vedono per mesi) già sono costretti a trovare finanziamenti privati per le proprie ricerche. Quindi anche qui, forse cambierebbe per i nullafacenti.
Sono totalmente d'accordo con confini e con claudio. Questo sistema è fatto per continuare a riprodursi. Io non vedo vie d'uscita, davvero.
A meno che dal basso non si inizi a far qualcosa. Ma è il solito discorso, ne bastano pochi perchè tutto crolli.
Poi di sicuro la riforma gelmini dà un'altra badilata, ma non cambia molto.

toto ha detto...

la vera rivoluzione sarebbe l'introduzione di un criterio meritocratico e non puro e semplice arrivismo per non dire baronato.

se un gruppo di ricerca, perche' funziona bene, riesce ad attirare un finanziamento esterno, anche non dal privato, allora dovrebbe ricevere un premio. invece tutti sono trattati allo stesso modo, sia quelli che lavorano giorno e notte (e ce ne sono, ve lo assicuro) e quelli che se ne fregano, fanno un po' meno del minimo indispensabile e trovano sempre un posticino isolato dove nascondersi.

tutte le altre riforme, sono solo un bla bla bla che non portera' lontano.

detto cosi' sembra facile, lascio a voi intuire perche' fino ad oggi nulla del genere e' stato fatto.

valentina orsucci ha detto...

Io credo che il sistema sia impostato in modo da essere meritocratico: concorsi per qualunque posizione, tempoaneità delle risorse ecc... E' il modo in cui lo si attua che ne ribalta la logica, come mi sembra di capire tu sappia perfettamente. La logica meritocratica deve essere solo applicata. Nessuno vuole farlo. Io a questo punto sarei per la logica aziendalistica (un docente assume chi vuole). Così non cambierebbe assolutamente niente, ma almeno si risparmierebbero tanti tanti soldi pubblici.
Oppure iniziare a denunciare, denunciare, denunciare, ma tanto chiunque appena riesce ad ottenere un assegno di ricerca si dimentica di qualunque logica etica.

toto ha detto...

il sistema aziendalistico e' molto piu' meritocratico della finta meritocrazia universitaria.

se un prof assume un collaboratore cretino si gioca la sua faccia davanti al consiglio dei docenti. cosi' e' come funziona in francia per esempio.

in italia non funzionera' mai, nemmeno ad essere ottimisti!

Max Melley ha detto...

Completamente d'accordo. E' anche in parte la posizione del prof. Roberto Perotti, e silenziosamente di molti docenti e di quasi tutti i ricercatori.
Stasera alle Iene hanno fatto vedere cosa succede a Chimica alla Sapienza. Studenti che non riescono a ottenere la tesi perché non ci sono soldi per fargliela fare (si tratta ovviamente di usare i laboratori di facoltà).
Se per tagli s'intende questo, chiunque dice di essere contro i tagli.
Ma i tagli veri sono quelli che colpiranno le università che sfornano laureati incompetenti, vuoi perché private (ce n'è un paio in Italia, private ma pessime), vuoi per mettersi in concorrenza con le "grandi" (ce n'è una miriade, quasi tutte quelle delle città sotto i 50mila abitanti).
E i tagli che colpiranno le università che moltiplicano i CdL per avere qualche specchietto in più per allodole in più.
E i tagli che colpiranno le università che vincono i premi per il miglior sito internet ma poi sono disorganizzatissime (ce n'è una a Milano...).

Finché qualcuno non manifesta a favore di questi tagli, è in malafede e gioca al "piccolo politico" col vantaggio di un quarto d'ora di celebrità a Matrix.

Roberta ha detto...

@valentina: perchè non protestare prima? ci ho pensato e ci sto pensando, credo che sia una domanda giusta. che merita quantomeno che ci si pensi un po'. parlo per me. forse perchè dall'invenzione del 3+2 siamo stati travolti da progettazione e organizzazione, e poi promozione e valutazione, e poi... forse non solo. ma forse è inutile chiederselo ora. l'attacco finale a un sistema già molto in crisi ha prodotto una reazione. l'università non è morta, evidentemente ancora pensiamo (parlo per me) che valga la pena di lottare non per affossarla, ma per rivitalizzarla, e noi con lei. perchè forse per noi che ci stiamo dentro, e che abbiamo lottato molto per entrare e fare questo lavoro (parlo per me), non certo per denaro nè per particolare prestigio, la posta in gioco è alta. ed è la stessa per docenti e studenti, per quel che mi riguarda, alla faccia di Giavazzi e delle sue insinuazioni generalizzanti e offensive. peccato che non ci sentiamo sulla stessa barca, capisco ma mi dispiaccio, e spero che possa cambiare anche questo tuo senso di disillusione.

valentina orsucci ha detto...

@roberta: io credo che ci voglia una rivoluzione di quelle vere per salvare l'Università. Detto ciò, sono veramente felice di vedere manifestazioni e movimenti di dissenso, perchè significa che l'Università esiste, ed esistono le persone che la amano. Però purtroppo non è contro questa legge che vorrei manifestare, anche se la trovo drammatica. Vado quasi contro il mio inetresse, dal momento in cui sfumano anche le risorse a cui avrei potuto accedere al mio rientro l'anno prossimo. La sento sulla mia pelle questa legge, penso che tu lo sappia bene. Ma nonostante ciò, vorrei manifestare contro il sistema universitario per come è, che non vorrei, comunque, venisse salvato.
Devo dire che la situazione, vista dall'esterno, mi appare ancor più chiaramente in tutta la sua meschinità.
Però non pensare che non mi senta sulla tua barca, non è così.
Un abbraccio grande