16 gennaio 2012

Ho dato un occhio ai dati relativi alla classifica delle città italiane sulla qualità della vita, uscito nei mesi scorsi. (Qui il reportino sulla città di Como).
I risultati sono ormai noti: Como ha perso 11 posizioni. Leggendoli, mi è saltata all'occhio la pessima posizione che la città occupa sull'indicatore "tempo libero" (68esima posizione su 100).

La curiosità mi è nata però considerando questa posizione alla luce dei dati  riportati in un articolo di Repubblica sui settori in cui (crisi permettendo) sembra più facile trovare lavoro, fra cui, per interesse professionale, ho subito notato la presenza dei settori ristorazione e benessere (estetica in particolare).
Diversi i motivi per cui ogni mia considerazione a riguardo sarà fallace: i dati sulla qualità della vita sono su base territoriale mentre quelli dello studio excelsior da cui è tratto l'articolo di Repubblica sono nazionali (quelli su base territoriale che si trovano qui sono simili, ma mi sembra di capire che inseriscano il settore benessere all'interno della più ampia categoria "servizi alla persona" ); oltre a ciò, questi utlimi si riferiscono a previsioni relative all'anno 2011 (sarebbe corretto osservare invece  i dati a consuntivo, che però non ho trovato); non in ultimo, l'indicatore "tempo libero" raccoglie attorno sè moltissime variabili molto diverse fra loro.

Faccio però lo stesso una banale considerazione: per una tendenza che mi pare sembra essere quella della tenuta dei settori legati al tempo libero di basso costo (ristorazione ed estetica sono servizi di diversa natura rispetto, per esempio, a quello dei viaggi), e a fronte di un punto di debolezza della città che è specularmente proprio  concentrato su questo aspetto (ulteriormente confermato dalla perdita di posizione relativa all'indicatore sul tenore di vita), direi che la tenuta del settore benessere e ristorazione possa rappresentare per la città un (fievole) spiraglio di speranza, non tanto da un punto di vista economico, che considero consequenziale, quando dal punto di vista di una caratterizzazione in termini di identità professionale.
Ovviamente, si tratta anche di settori facilmente attaccabili dalla concorrenza basata sulla scarsa qualità del servizio (su questo mi pare però che almeno sul settore benessere - acconciatura- la Regione Lombardia stia prendendo alcune buone misure in questa direzione, non ultima l'entrata in vigore dell'abilitazione professionali per l'apertura di un'attività).
Detto ciò, ritengo che formare ragazzi competenti in queste professioni sia una sfida importante, in generale ma per la nostra città in particolare.
Ci proviamo.

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